Il supertestimone

Un contributo di capitale rilevanza alle indagini lo dà subito, il 5 aprile del 1997, l'allora capitano di corvetta Angelo Luca Fusco, titolare della guardia presso Maridipart Taranto il 28 marzo del 1997. La sala operativa di questo dipartimento aveva il compito di rilevare la posizione delle navi impegnate nel canale d'Otranto e d'impartire gli ordini ad una delle navi impegnate nelle operazioni, la corvetta Sibilla,a terra comandata dall'ammiraglio Alfeo Battelli. La subitanea iniziativa del capitano insospettisce il pubblico ministero Leonardo Leone De Castris che all'inizio pensa ad un'operazione di depistaggio da parte dei servizi segreti, il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare. Ma Fusco nulla ha a che fare con il SISMI. E' curioso che a dirigere proprio i servizi segreti in quel periodo ci fosse l'ammiraglio Gianfranco Battelli fratello dell'ammiraglio Alfeo. Angelo Fusco decide di andare da De Castris sia perché voleva evitare qualsiasi favoreggiamento da parte sua, visto che era titolare della guardia, sia perché aveva interessi a stabilire, per quanto possibile, la verità dei fatti. 

Nato a Praiano l'uno settembre 1958 Angelo Luca Fusco ha frequentato l'Istituto Tecnico Nautico Nino Bixio di Piano di Sorrento, lo stesso a cui si diploma due anni dopo di lui il comandante Schettino. Lo scrupolo però di Luca è ben maggiore di quel comandante, tanto che dopo anni di servizio in mare lo mandano al Maricenprog, il centro di programmazione della marina, ad occuparsi del controllo del software dei sistemi di difesa. Oltre che meticoloso Fusco è uno che con una frequenza superiore alla media ricorre al Tribunale Amministrativo Regionale e apre dei contenziosi con l'amministrazione. Una volta ogni 10-15 giorni circa presta il suo servizio, secondo la turnazione, anche al MARIDIPART sotto le dipendenze dell'ammiraglio Battelli che lo tratta con molta circospezione visti i suoi contenziosi. E' quindi verosimile che durante il pomeriggio del 28 marzo 1997, quando affonda la Kater i Rades, nella sala operativa Battelli abbia fatto molta attenzione a non coinvolgere più di tanto il titolare della guardia di quel giorno, temendo nuovi ricorsi. Perciò si sposta spesso l'ammiraglio dalla sua postazione per effettuare delle telefonate anche attraverso il telefono cellulare, oltre alle comunicazioni attraverso la radio e i telefoni fissi che ha fatto quel giorno. Il 3 aprile, poi, lo convoca assieme al resto del personale presente il pomeriggio del naufragio per concordare con lui e gli altri le versioni da fornire soprattutto alla magistratura. Facendo però appello alla sua integrità morale e con la massima fiducia nelle istituzioni va dal magistrato di sua spontanea volontà e racconta la sua versione dei fatti. Nel suo ambiente di lavoro in quegli anni, dal '91 in poi, era notevole il fastidio dei militari per gli sbarchi degli albanesi (e non solo). Sopratutto perché li costringeva ai turni di notte. E poi c'era anche la rivalità con la guardia di finanza che tendeva a prendersi i meriti delle operazioni andate a buon segno e che addossava i fallimenti alla marina militare. Con il passare degli anni fino ad arrivare al fatidico 1997 cresceva sempre di più la pressione dei politici per delle operazioni più decise nei confronti delle imbarcazioni che tentavano la traversata. Gli ammiragli si adeguarono e così anche i comandanti delle navi, tranne uno, il comandante Barotti, nel '97 in servizio ad Augusta. Fusco lo conosce bene visto che anche lui, prima di arrivare a Taranto, era stato in servizio proprio ad Augusta. Costui spesso si avvaleva del potere di rimostranza. Rifiutava di eseguire ordini che mettevano in pericolo le imbarcazioni da ostacolare, tanto che spesso di lui si diceva: "non ha le palle". Le operazioni di harrassment erano quindi iniziate da qualche giorno quando Fusco prende servizio per il suo turno al Maridipart il 28 marzo. Quando sente pronunciare questa parola non la conosce. Giorni dopo va a controllare il suo significato sul Manuale delle manovre tattiche, in gran parte coperto dal segreto di stato, tranne che nella definizione di harrassment che in sostanza prevede manovre intimidatorie e di disturbo secondo le regole d'ingaggio. A margine della definizione però Fusco legge: "l'harrassment non è in accordo con la legge internazionale". Chissà se il pubblico ministero e gli avvocati di parte civile abbiano tenuto in considerazione questo aspetto. Perché potrebbe dare un quadro diverso all'intera vicenda.